L'ODIO, FINO A QUI TUTTO BENE...
scheda - recensione - intervista - foto - musiche

SCHEDA TECNICA

La Haine (L'Odio)
cast tecnico personaggi ed interpreti
REGIA Mathieu Kassovitz Vinz Vincent Cassel
SCENEGGIATURA Mathieu Kassovitz Hubert Hubert Kounde
FOTOGRAFIA Pierre Aim Saïd Saïd Taghmaoui
MONTAGGIO Mathieu Kassovitz, Scott Stevenson
Samir Karim Belkhadra
SUONO Vincent Tulli Upim Edouard Montoute
PRODUTTORE Christophe Rossignon Asterix François Levantal
ANNO 1995 Santo Solo Dicko
DURATA 95' Ispettore "Notre Dame" Marc Duret

RECENSIONE
Il cinema francese è stato negli anni il sorriso dietro un pianto, la preoccupazione dietro la felicità, indagine affettuosa e mai didascalica dell'animo umano, una freccia perforante nel cuore della vita. A volte noioso, a volte saccente, specchio di quella "grandeur" che i non-francesi tanto odiano, ma inevitabilmente urgente, necessariamente colto, devastante nella sua estraneità, commovente nella sua intimità. Tra le più belle, intense e significative correnti espressive di questo secolo.
Da un pò però non è più cosi, triste notare come i migliori film transalpini siano quelli dei "vecchi": Rivette, Rohmer... E, in un momento storico in cui la Francia si pone come alternativa produttiva agli States con le sue commediole divertenti su Taxi sfreccianti e i suoi action parasiatici di bessoniana vacuità, la nostalgia per quel cinema o per un cinema nuovo e diverso ma che sappia evocare emozioni è drammaticamente presente. Come brillantemente ricordato da Gianguido Spinelli, alla morte di Francois Truffaut un critico dei "Cahiers du cinema" scrisse, con notevole preveggenza: "non ci saranno più, in Francia, uomini di cinema completi. (...) Saremo ormai, ancora più di prima, alla mercè dei giovani geni che non durano, degli ossessionati del marchio di stile, dei necro-cinefili, dei bidoni mediatico-cinematografici, degli entusiasmi sospetti, che raramente raggiungono le poche traiettorie trascendentali che conosciamo...".
L'Odio dell'allora acclamato, ora acclamatissimo, Mathieu Kassovitz è stato nel 1995 il caso cinematografico dell' anno: un pugno nello stomaco, geniale crudezza, decadente realismo. Aggettivi che riempirono le riviste e fecero circolare il film ed il suo autore, salutato da più parti come lo Spike Lee bianco... Eppure, eppure oggi ancor più che allora, la drammaticità di quel mondo periferico e parigino ma così volutamente allargato all'intera Francia, all'intera Europa, al Mondo, l'irrimediabile pessimismo realista, quell'alone di speranza e mal celata malinconia per una vita che non va mai come si vorrebbe perche non può, non deve, non riescono a farci apprezzare quest'opera così poco personale, così stilisticamente ovvia, così Buoni-Cattivi, Ricchi-Poveri, Pistola-Non pistola, Bianco-Nero. La rappresentazione razziale della sofferenza radicata, impersonificata nei volti Africano-Ebreo-Maghrabino dei protagonisti, l'asettico e superficiale delinearsi della cultura hip-hop come una sorta di vacuo passatempo nel grigiore della periferia, la povertà di sentimenti e reazioni di personaggi inseriti in una storia come tante ma priva di quel conflitto interno ed esterno che è il cuore pulsante di un mondo come quello protagonista del film, banalizzano la messa in scena del dramma quotidiano del confronto con il mondo al di fuori del ghetto, ma soprattutto del mondo al di fuori del nostro cuore e del mondo dentro di noi.
Il film ci ha restituito Vincent Cassel, uno dei volti più espressivi di questi anni, ci ha restituito una colonna sonora che assai meglio del film delinea questo mondo così pieno di contraddizioni, così pieno di oscurità, ma così vitale e resitente, ci ha restituito un autore che con il tempo ha saputo maturare una propria personalità seppur ancora acerba. Forse la nostra critica è eccessiva nei confronti di un film che ha il pregio di colpire chiunque lo osservi, ma in gran parte dovuta al confronto con "Comme Un Aimant", esordio alla regia del leader del gruppo rap IAM, una delle perle dimenticate del cinema di questi anni, un film che colpisce proprio laddove L'Odio deludeva, reperibile purtroppo solo in DVD con lingua originale (che è il marsigliese...che con il francese pare avere poco a che fare...) e sottotitoli in francese ed inglese.
by Sherkan

INTERVISTA (gentilmente concessa da www.tempimoderni.com)

Come le è venuta l'idea del film?
K (Mathieu Kassovitz) : Tre anni fa, c'è stato un episodio grave a Parigi: un ragazzo di periferia fu ucciso dalla polizia. Questo fatto mi ha molto colpito e ho pensato che meritasse di essere raccontato in un film; ho scritto il soggetto e l'ho proposto ad un produttore con il quale avevo già lavorato fin dai miei cortometraggi; trovare i soldi non è stato semplice, dato il soggetto e il fatto che il film doveva essere in bianco e nero.

Come le è venuta l'idea di realizzare il film in bianco e nero?
K: Non è stata un'idea iniziale; è venuta a mano a mano che scrivevo la sceneggiatura; ci siamo resi conto che la storia si costruiva in modo tale da richiamere il bianco e nero.

Come ha scelto gli attori?
K: Li conoscevo già da alcuni anni, siamo amici. Mi piace, quando lavoro ad un progetto, poterlo pensare assieme ad attori che già conosco: Saïd era una fonte continua di ispirazione, Hubert aveva già lavorato con me nel mio film precedente, "Metisse", Vincent è un'attore già affermato che mi attirava l'idea di fargli interpretare un personaggio molto diverso da quello che è nella vita.

I dialoghi del film sono in "verlan" (un tipico dialetto parigino, che consiste nel pronunciare le parole al contrario); erano già molto scritti nella sceneggiatura oppure sono stati improvvisati sul set?
K: Ottanta per cento dei dialoghi erano nella sceneggiatura, che era una sceneggiatura molto scritta; ma sono stati in gran parte rielaborati con gli attori nella fase di preparazione; con gli attori abbiamo iniziato a lavorare sei mesi prima delle riprese; ci vedevamo ogni giorno mentre io scrivevo la sceneggiatura e ne parlavamo; ho cercato di scrivere la sceneggiatura in modo tale da renderla il più leggibile possibile, in modo da rendere naturale una certa improvvisazione sul set; non si tratta di dialoghi alla Shakespeare, non volevo che si sentisse la "recitazione", volevo che apparissero vivi, naturali e che gli attori potessero appropriarsene liberamente.

V (Vincent Cassel): Non so come siano venuti i sottotitoli o la versione doppiata, ma il francese parlato nel film è un francese molto particolare, molto poco elegante, quello che si parla nella vita di tutti i giorni in quell'ambiente; non potevamo scrivere una sceneggiatura in quel modo direttamente, perchè nessuno avrebbe dato i soldi per dei dialoghi scritti così male; Mathieu ha quindi scritto dei dialoghi leggibili, ad uso dei produttori, poi noi ci abbiamo lavorato sopra; nelle periferie, si usa parlare un dialetto particolare che viene chiamato "il verlan", e che consiste nel rovesciare tutte le parole; si parla male; abbiamo frequentato un pò le periferie per imparare le "finezze" di questo linguaggio; ma se la sceneggiatura fosse ststa tutta scritta con i dialoghi che appaiono nel film, sarebbe stata troppo lunga, dato che nel film si parla sempre e sensa sosta.

La descrizione così particolareggiara di questo ambiente delle "banlieus" è frutto di una ricerca approfondita?
K: Saïd e Hubert sono nati e cresciuti in un quartiere come quello; io e Vincent siamo invece parigini; ma da tempo siamo stati portati a interessarci e a conoscere questo ambiente perchè ci interessiamo da sempre di musica rap, e quel tipo di musica, anni fa, era fatto da gente che veniva da quei quartieri; è frequentandoli che abbiamo imparato a conoscere quella realtà; poi ci siamo adattati al quartiere dove abbiamo girato, ma non abbiamo fatto uno "stage" vero e proprio. Ogni borgata a Parigi, è diversa dall'altra, quella in cui abbiamo girato a caratterstiche che non sono per forza generali.

L'attualità degli attenati a Parigi rende ancora più attuale il suo film...
K: Il film non ha nulla a che vedere con quello che succede oggi a Parigi, ne con la rivolta a Mururoa; noi ci siamo occupati del rapporto tra i giovani e la polizia cercando di capire come sia possibile oggi che nlla periferia un giovane si sveglia tranquillo la mattina e vine ucciso la stessa sera da un poliziotto.

Avete avuto dei problemi con i giovani della borgata in cui avete girato, quali sono stati i rapporti con il quartiere?
K: Ci sono stai un pò di problemi all'inizio, per la diffidenza che i media hanno generato nei giovani di periferia; la televisione in Francia ha fatto dei disastri nel modo in cui ha coperto le notizie sui disordini in periferia, sempre alla ricerca della violenza per fare degli scoop; abbiamo dovuto convincerli che il nostro film non aveva nulla a che fare con i media dell'informazione.

V: Ci siamo sforzati di fare di questa storia un vero film di cinema e non un documentario; un film dove ci si commuove, dove si ride, dove ci si appassiona, ecc...; questo implica inevitabilmente una deformazione del reale, ma nel cinema bisogna trovare un compromesso tra quello che è interessante e quello che è veridico; questo fa si che possiamo essere accusati di aver fatto un film troppo violento, o troppo poco violento...

K: Anche se il film fosse stato fatto in uno stile documentaristico, sarebbe inevitabilmente diverso dalla realtà, come avviene sempre con la finzione cinematografica.

S (Saïd Taghmaoui): Non bisogna dimenticare che la vita e le abitudini cambiano da periferia a periferia; i codici di base, il linguaggio, sono gli stessi, ma tutto il resto cambia.

Non teme di suscitare l'odio invece di risolverlo, facendo un film così pessimista?
K: Quando si fa un film, si pongono delle domande, non risolvono i problemi; io faccio cinema, non politica; tocca a voi trovare le risposte che il film può suscitare. Sono venuto qui per parlare del film, non per parlare della situazione politica in Francia. Ho difficoltà ad esprimermi dialetticamente su questi problemi; ho impiegato due anni a fare questo film, e tutto quello che avevo da dire, l'ho detto nel film; non c'è quindi nulla che possa aggiungere ora. Tutto sta nel film. Un film è un film, e rimane tale; se si vuole fare la politica o la rivoluzione, bisogna avere il coraggio di prendere le armi, non fare cinema; se un film riesce, oltre a divertire, a far prendere coscienza aloo spettatore di certe cose, tanto meglio. Cerchiamo di fare un film per divertire, mettendoci delle idee, una coscienza politica, ma un film non provocherà mai una rivoluzione; e credo che sia molto pericoloso di chiedere a gente di spettacolo quello che pensano della politica; sono gli ultimi a cui fare queste domande; se nelle loro canzoni o nei loro film, mettono il loro pensiero, tanto meglio; ma non sono in grado di dare risposte politiche; quello è il lavoro dei politici. Nessuno è uscito dal cinema, dopo aver visto "La haine", con l'intento di voler sparare ad un poliziotto; e se può accadere, è solo perchè lo aveva già deciso e ha trovato nel film un alibi. Quando è stato ucciso il ragazzo algerino, nessuno si è mosso: c'erano solo trecento persone a manifestare per la strada; invece, sono andati a vedere il film in due milioni; e se la gente si fa commuovere di più dal cinema che dalla realtà, vuol dire che preferisce il "confort" alla rivoluzione. Non bisogna sopravvalutare il cinema: rimane un "entertainment" e basta; il cinema è un'industria, non un'arte.

FOTO

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La Haine / 12

MUSICHE

LA HAINE / MÉTISSE (BANDE ORIGINALE DU FILM)
lahainebof
01. Burnin' and lootin' (Bob Marley)
11. Arrivée et salut à l'assistance (Les Maitres...)
02. Funk funk (Cameo)
12. Je ne vois que moi (Les Little)
03. Outstanding (Gap Band)
13. Discussion (Marie-Daulne e Jean-Louis Daulne)
04. The beat goes on (Ripple)
14. Say it / Over and over again (John C. Quartet)
05. That Loving Feeling (Isaac Hayes)
15. Songe (Marie-Daulne)
06. More bounce to the ounce (Zapp and Roger)
16. Something like this (Michel Petrucciani)
07. Mon esprit part en couille (Expression Direkt)
17. Take me coco (Zap Mama)
08. La peur du metissage (Assassin)
18. Bicyclette (Jean-Louis Daulne)
09. J'attends (Marie-Daulne)
19. J'veux du cash (Ejm)
10. Putain de planète
 

LA HAINE (MUSIQUES INSPIRÉES DU FILM)
lahainemus
01. Intro
11. Requiem (La Cliqua)
02. Sacrifice de poulets (Ministère AMER)
12. Le vague à l'arme (FFF)
03. Le vent tourne (Sens Unik)
13. Sors avec ton gun (Raggasonic)
04. Le 25ème image (IAM e Nuttea)
14. Bon baiser du poste (Sages poètes de la rue)
05. Dealer pour survivre (Expression Direkt)
15. L'étas assassine (Assassin)
06. C'est la même histoire (Ste Stausz')